Stress da curatore culturale scopri le 7 mosse per trasformarlo in energia

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미술문화기획사의 직업적 스트레스 관리 - **Prompt:** A focused, thoughtful Italian woman in her late 30s, dressed in comfortable yet elegant ...

Ciao a tutti, amici dell’arte e della cultura! Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni nel meraviglioso, ma a volte anche estenuante, mondo della progettazione culturale, è che dietro ogni mostra impeccabile, ogni evento vibrante e ogni festival di successo, c’è un team di professionisti che ha dato l’anima, e a volte anche di più.

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Mi è capitato così spesso di vedere colleghi, e lo ammetto, anche me stessa, lottare contro scadenze impossibili, budget risicati e la costante pressione di superare le aspettative.

È un paradosso, vero? Lavoriamo con la bellezza, con ciò che nutre lo spirito e la mente, eppure siamo tra le categorie più a rischio stress e burnout in Italia, proprio come confermano le recenti analisi sul settore.

È come se l’impegno emotivo e intellettuale richiesto ci prosciugasse, lasciandoci esausti nonostante la passione che ci spinge. Ma come possiamo trovare l’equilibrio in questa giostra impazzita?

Come possiamo continuare a creare meraviglie senza sacrificare il nostro benessere? Ho riflettuto a lungo su questo, e ho scoperto alcune strategie che possono davvero fare la differenza.

Esploriamo insieme i metodi più efficaci per gestire lo stress e riscoprire la gioia nel nostro lavoro. Continuate a leggere per scoprire esattamente come!

Riconoscere i Segnali: Non Ignorare il Tuo Corpo e la Tua Mente

Ascolta il Tuo Corpo e la Tua Mente: Non Far Finta di Niente

Amici, vi capisco. Quante volte ci siamo detti “è solo un periodo”, “passerà”, mentre sentivamo quel nodo allo stomaco stringersi sempre di più, o avevamo difficoltà a dormire pensando alla lista infinita di cose da fare?

Io stessa, all’inizio della mia carriera, ero la regina del negare i segnali. Mal di testa continui, spossatezza che nemmeno un caffè dopo l’altro riusciva a scacciare, un’irritabilità che, diciamocelo, non era proprio il massimo per chi mi stava intorno.

Ho imparato a mie spese che ignorare questi campanelli d’allarme è la ricetta perfetta per il disastro. Il nostro corpo e la nostra mente ci inviano messaggi chiarissimi quando siamo al limite.

A volte è un senso di demotivazione che ci assale appena varchiamo la soglia dell’ufficio, altre volte è una difficoltà persistente a concentrarsi, o magari un appetito che cambia drasticamente.

Quello che ho notato, e che ho condiviso con tanti colleghi, è che tendiamo a sottovalutare questi segnali, attribuendoli a una giornata storta o a un periodo particolarmente intenso.

Ma se questi sintomi diventano la normalità, allora è il momento di fermarsi e riflettere seriamente. Non si tratta di essere deboli, ma di essere saggi e prendersi cura del nostro strumento più prezioso: noi stessi.

L’Importanza dell’Auto-Osservazione e del Diario dello Stress

Una strategia che per me ha funzionato incredibilmente bene è stata l’auto-osservazione consapevole, quasi come una mini-indagine personale. Ho iniziato a tenere un piccolo diario, dove annotavo non solo le scadenze e gli impegni, ma anche come mi sentivo fisicamente ed emotivamente in determinati momenti della giornata.

Sembra banale, vero? Ma vi assicuro che vedere nero su bianco come certi eventi o determinate richieste influenzavano il mio benessere mi ha aperto gli occhi.

Ho scoperto, ad esempio, che le riunioni del lunedì mattina erano per me un picco di stress, e che la sera, dopo aver gestito certi fornitori, ero particolarmente tesa.

Questo mi ha permesso di identificare i miei “trigger” principali e di iniziare a pensare a come mitigarli. Non si tratta di diventare ipocondriaci, ma di sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, una sorta di “bussola interiore” che ci aiuta a navigare le acque a volte turbolente della progettazione culturale.

Provare per credere: bastano pochi minuti al giorno, e i risultati possono essere sorprendenti per capire meglio cosa ci logora e cosa, invece, ci ricarica davvero.

Pianificazione Strategica e Gestione del Tempo: Il Tuo Scudo Contro il Caos

L’Arte di Organizzare: Non Solo una To-Do List

Quante volte ci siamo trovati con una to-do list lunga un chilometro, sentendoci sopraffatti prima ancora di iniziare? Io ci sono passata così tante volte che ho perso il conto.

La mia esperienza mi ha insegnato che una semplice lista non basta, serve una vera e propria strategia di pianificazione. Non si tratta solo di scrivere ciò che dobbiamo fare, ma di capire cosa è davvero importante, cosa può aspettare e cosa, onestamente, potrebbe essere eliminato o delegato.

Ho iniziato a usare la matrice di Eisenhower, dividendola in “urgente e importante”, “importante ma non urgente”, “urgente ma non importante” e “né urgente né importante”.

Questo approccio mi ha permesso di dare priorità in modo più intelligente e di non farmi travolgere dalle urgenze altrui. È stato un cambio di paradigma: ho smesso di correre dietro a tutto e ho iniziato a concentrarmi su ciò che generava valore reale, sia per i progetti che per la mia serenità.

Tecniche di Time Management che Funzionano Davvero (per noi Creativi)

Per noi che lavoriamo nel settore culturale, dove la creatività si scontra spesso con scadenze ferree, trovare tecniche di gestione del tempo efficaci è fondamentale.

Ho sperimentato di tutto, dal Pomodoro al Time Blocking. Quello che ho scoperto è che non esiste una formula magica universale, ma che ognuno deve trovare il suo ritmo.

Personalmente, mi trovo benissimo con sessioni di lavoro intense e focalizzate (la tecnica Pomodoro modificata, con pause un po’ più lunghe per staccare davvero) intervallate da momenti di “deep work” in cui mi isolo completamente per le attività che richiedono massima concentrazione, come la stesura di un bando o la revisione di un testo critico.

Ho notato che queste pause, anche se brevi, mi permettono di ripartire con maggiore energia e lucidità. E non dimentichiamo l’importanza di fissare degli obiettivi realistici per la giornata: è molto più gratificante spuntare tre obiettivi raggiunti che vederne dieci incompiuti.

Questo senso di realizzazione, anche piccolo, è un vero toccasana per la nostra autostima e per la percezione di controllo sul nostro lavoro.

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L’Arte di Dire “No”: Proteggere i Tuoi Limiti

Impara a Stabilire Confini Chiari: Un Atto di Self-Care

Quante volte ci è capitato di accettare un compito in più, un progetto extra, un’ultima revisione, solo per non deludere qualcuno o per la paura di sembrare meno disponibili?

Io, per prima, sono caduta in questa trappola più e più volte. La verità è che dire sempre “sì” non ci rende supereroi, ma solo esausti. Imparare a dire “no” in modo assertivo e rispettoso è una delle lezioni più importanti che abbia mai appreso per la mia salute mentale e professionale.

Non si tratta di essere egoisti, ma di stabilire confini chiari per proteggere il nostro tempo, le nostre energie e la qualità del nostro lavoro. Ho imparato che un “no” ben argomentato può essere molto più costruttivo di un “sì” dato a denti stretti e seguito da un lavoro fatto male per la fretta.

È un atto di *self-care* vero e proprio, che ci permette di concentrarci su ciò che è veramente importante e di mantenere un livello di performance elevato.

Strategie per un “No” Efficace che non Offende Nessuno

Dire “no” non significa chiudere la porta in faccia a qualcuno. Anzi, ho scoperto che ci sono modi per farlo che mantengono intatte le relazioni professionali e, a volte, le rafforzano persino.

Una strategia che uso spesso è quella di spiegare brevemente il motivo del rifiuto (“Sono già impegnata su un altro progetto cruciale che richiede tutta la mia attenzione in questo momento”), oppure di proporre un’alternativa (“Potrei darti una mano la prossima settimana” o “Conosco un collega che potrebbe aiutarti”).

A volte, basta anche solo chiedere più tempo per valutare la richiesta, in modo da non sentirsi sotto pressione e poter prendere una decisione più ponderata.

Quello che ho notato è che, nella maggior parte dei casi, le persone apprezzano l’onestà e la trasparenza. Non dobbiamo sentirci in colpa per non poter fare tutto.

Anzi, mostrare di avere chiari i propri limiti è segno di professionalità e di una sana autogestione.

Delegare con Saggezza: Non Devi Fare Tutto da Solo

Il Potere della Fiducia: Affidarsi al Proprio Team

Ricordo ancora i miei primi anni da project manager, credevo che per un risultato perfetto dovessi fare tutto io. Ogni piccolo dettaglio, ogni singola email, doveva passare per le mie mani.

Il risultato? Notte insonni, ansia a mille e, sinceramente, un lavoro che alla fine non era nemmeno così tanto “perfetto” come credevo, perché ero troppo stanca per vederne i difetti.

Poi ho capito: il vero segreto non è fare tutto, ma costruire un team su cui poter contare e imparare a delegare. Non si tratta di scaricare il lavoro, ma di distribuirlo in modo intelligente, valorizzando le competenze di ciascuno.

Ho imparato che dare fiducia ai miei collaboratori non solo alleggeriva il mio carico, ma li rendeva anche più motivati e responsabilizzati. La soddisfazione di vedere un membro del team crescere grazie a una responsabilità delegata è impagabile, e il progetto ne beneficia enormemente.

Come Delegare Senza Perdere il Controllo: Consigli Pratici

Delegare non è solo una questione di “passare la palla”, è un’arte che richiede pratica e strategia. Per me, il primo passo è sempre stato identificare l’attività giusta da delegare e la persona giusta a cui delegarla.

Non ha senso delegare qualcosa di cruciale a chi non ha le competenze, così come non ha senso delegare una cosa banale a chi potrebbe fare molto di più.

Poi, è fondamentale dare istruzioni chiare e complete, senza lasciare spazio a interpretazioni. Ho imparato che spendere qualche minuto in più all’inizio per spiegare bene il compito, gli obiettivi e le aspettative, risparmia ore di correzioni e incomprensioni dopo.

E poi, il monitoraggio: non si tratta di stare con il fiato sul collo, ma di stabilire dei check-point per verificare l’avanzamento e offrire supporto.

Questo mi ha permesso di mantenere una visione d’insieme senza micro-gestire, e di intervenire solo quando necessario. Qui un piccolo riepilogo che mi è stato utilissimo nel tempo per fare mente locale:

Errore Comune nella Delega Come Evitarlo (la mia esperienza) Beneficio per il Team e per Te
Paura di perdere il controllo Inizia delegando compiti a basso rischio, poi aumenta gradualmente. Definisci obiettivi chiari e monitora l’avanzamento. Aumenta la fiducia reciproca e alleggerisce il tuo carico di lavoro.
Mancanza di istruzioni chiare Dedica tempo a spiegare il compito, gli obiettivi e le aspettative. Fornisci tutte le risorse necessarie. Riduce errori, risparmia tempo in correzioni e migliora la qualità del lavoro.
Sentirsi insostituibili Ricorda che un team forte è un team in cui le competenze sono distribuite e non accentrate su un’unica persona. Favorisce la crescita professionale del team e ti libera per compiti più strategici.
Rilavorare il compito delegato Fidati del tuo team. Offri feedback costruttivo, ma evita di rifare il lavoro. Rinforza l’autonomia del team e ti permette di concentrarti su altro.
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Rituali di Benessere: Caricare le Batterie Lontano dalla Scrivania

L’Importanza della Deconnessione Digitale: Spegni Davvero

Dopo giornate passate tra email, telefonate e piattaforme di gestione progetti, la mia mente era spesso un turbine anche a casa. Ho capito che il vero riposo non è solo staccare il lavoro, ma staccare *davvero*.

La nostra cultura ci spinge a essere sempre connessi, sempre reperibili, ma questa abitudine è una delle principali cause di esaurimento. Ho iniziato a impostare dei veri e propri “rituali di deconnessione”: alle 19:00 il telefono di lavoro finisce in un cassetto, le notifiche sono silenziate e non controllo più le email.

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Ho scoperto la bellezza di una passeggiata senza cuffie, o di leggere un libro di carta senza la tentazione di controllare i social. Questo mi ha permesso di creare una vera e propria barriera tra il mio tempo lavorativo e il mio tempo personale, un confine sacro che non permetto a nessuno di oltrepassare, me inclusa.

All’inizio è difficile, sembra di perdere il controllo, ma poi si scopre una nuova libertà e una serenità che pensavamo di aver perso.

Attività Rigeneranti: Trova la Tua Oasi Personale

Non tutti siamo fatti per la meditazione o per correre una maratona (io per prima!). La chiave è trovare quelle attività che ci ricaricano davvero, quelle che ci fanno dimenticare per un po’ le scadenze e i budget.

Per me, è il giardinaggio. Mettere le mani nella terra, vedere le piante crescere, è una sorta di terapia silenziosa che mi riconnette con qualcosa di semplice e primordiale.

Per altri potrebbe essere dipingere, cucinare, suonare uno strumento o semplicemente passare del tempo di qualità con gli amici e la famiglia. L’importante è che queste attività non siano percepite come un altro “dovere”, ma come un piacere puro, un momento tutto nostro per nutrire l’anima.

Investire in questi “rituali di benessere” non è tempo perso, ma un investimento sulla nostra salute e sulla nostra capacità di tornare al lavoro con maggiore energia, creatività e lucidità.

La Forza del Team: Condividere il Carico e la Passione

Costruire una Rete di Supporto: Non Sentirti Solo

Una delle scoperte più preziose che ho fatto in questi anni è che non siamo soli. Nonostante le sfide individuali che affrontiamo ogni giorno, nel mondo della progettazione culturale c’è una comunità incredibile di persone che capiscono esattamente cosa stiamo passando.

Quante volte mi sono sentita sola con un problema, solo per scoprire che un collega aveva già affrontato qualcosa di simile e aveva una soluzione o, almeno, una spalla su cui piangere?

Creare una rete di supporto, sia all’interno del proprio team che al di fuori, con altri professionisti del settore, è fondamentale. Non si tratta solo di scambiarsi consigli pratici, ma anche di trovare comprensione e incoraggiamento.

Ho partecipato a diversi gruppi di confronto, sia fisici che online, e l’esperienza di condividere le mie fatiche e i miei successi con persone che “parlano la mia lingua” è stata un’enorme fonte di forza e di riduzione dello stress.

Non sottovalutiamo mai il potere della solidarietà e del cameratismo professionale.

Comunicazione Aperta e Empatia: I Pilastri di un Team Resiliente

Un team non è solo un gruppo di persone che lavorano allo stesso progetto, è un ecosistema. E come ogni ecosistema, per prosperare, ha bisogno di una comunicazione chiara e di un’alta dose di empatia.

Ho visto team bloccarsi e membri finire in burnout perché le persone non si parlavano apertamente, non osavano esprimere le proprie difficoltà o non si sentivano ascoltate.

Incoraggiare un ambiente in cui tutti si sentano sicuri di esprimere preoccupazioni, di chiedere aiuto e di ammettere un errore senza paura di giudizio, è la chiave.

Come leader, ma anche come semplice membro del team, ho cercato di praticare l’ascolto attivo e di mettermi nei panni degli altri. A volte, un semplice “Come stai davvero?” o “C’è qualcosa che posso fare per alleggerirti il carico?” può fare la differenza.

Quando il team si sente unito e supportato, la resilienza collettiva aumenta, e lo stress individuale si alleggerisce perché sappiamo di avere delle spalle su cui contare.

Insieme, siamo molto più forti.

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Sviluppo Professionale e Mentoring: Investire su Te Stesso

Formazione Continua: Mantenere Accesa la Scintilla della Curiosità

Nel nostro settore, che è in continua evoluzione, fermarsi significa restare indietro, e a volte, sentirsi inadeguati può essere una fonte incredibile di stress.

Quello che ho imparato è che investire nella propria formazione non è un lusso, ma una necessità e, oserei dire, un atto di *self-care* professionale.

Partecipare a workshop, seguire corsi online sulle nuove tendenze della comunicazione culturale o sulla gestione di progetti innovativi, leggere articoli e saggi di settore, mi ha sempre dato una marcia in più.

Non si tratta solo di acquisire nuove competenze, ma di mantenere viva la scintilla della curiosità, di sentirsi aggiornati e di avere sempre nuovi stimoli.

Ho notato che quando mi sento competente e al passo con i tempi, la mia autostima professionale aumenta e, di conseguenza, diminuisce quella sensazione di ansia da prestazione che a volte ci assale.

La conoscenza è potere, e in questo caso, è anche un potente antidoto allo stress.

Il Valore del Mentoring: Imparare da Chi Ci È Già Passato

Se c’è una cosa che avrei voluto avere di più all’inizio della mia carriera è stata una figura mentore. Qualcuno che avesse già percorso la strada, che avesse affrontato le stesse sfide e che potesse offrirmi consigli, prospettive diverse e, perché no, anche un po’ di sana ispirazione.

Ho avuto la fortuna di trovare mentori preziosi in fasi successive, e la loro guida è stata inestimabile. Un mentore non ti dice cosa fare, ma ti aiuta a trovare le tue risposte, ti offre un punto di vista esterno e ti incoraggia a superare i tuoi limiti.

E non pensate che il mentoring sia solo per chi è agli inizi! Anche dopo anni di esperienza, confrontarsi con colleghi più esperti o con figure esterne può aprire nuove prospettive e aiutarci a gestire situazioni complesse con maggiore serenità.

Se ne avete la possibilità, cercate un mentore. Oppure, diventatelo voi stessi! Ho scoperto che anche guidare un collega più giovane è incredibilmente gratificante e mi aiuta a riflettere sulla mia stessa esperienza, consolidando le mie conoscenze.

È un circolo virtuoso che arricchisce tutti e contribuisce a creare un ambiente lavorativo più sano e meno stressante per tutti.

Concludendo

Cari amici, siamo arrivati alla fine di questo lungo ma, spero, utilissimo viaggio insieme. Ricordo quando, all’inizio della mia carriera, pensavo che l’unico modo per avere successo fosse “spingere” sempre di più, ignorando ogni campanello d’allarme. Ma ho imparato a mie spese che la vera forza risiede nella capacità di ascoltarsi, di mettere confini e di valorizzare ogni aspetto della nostra vita. Non si tratta di essere perfetti, ma di essere consapevoli e gentili con noi stessi. Spero che queste riflessioni e i miei piccoli trucchi del mestiere possano esservi d’aiuto per navigare le sfide quotidiane con maggiore serenità e, soprattutto, per godervi appieno ogni momento della vostra incredibile avventura professionale e personale.

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Informazioni Utili da Sapere

1. Rituali Mattutini Potenzianti: Inizia la giornata con un piccolo rituale che ti ricarica, prima ancora di guardare il telefono. Potrebbe essere un caffè bevuto in silenzio, qualche minuto di stretching leggero o la lettura di poche pagine di un libro che ti ispira. Questo crea una barriera tra il sonno e il turbine della giornata, ponendo le basi per una maggiore serenità e un approccio più centrato agli impegni che ti attendono.

2. La Regola dei 2 Minuti per i Piccoli Incarichi: Se un compito richiede meno di due minuti per essere completato, fallo subito, senza pensarci troppo. Rispondere a una breve email, mettere via un oggetto, inviare un messaggio rapido o organizzare un piccolo appunto. Questo semplice trucco evita l’accumulo di piccole cose che, sommate, creano un senso di sovraccarico mentale e una to-do list interminabile che ci opprime.

3. Delega Anche le Cose Minime: Non sottovalutare il potere di delegare compiti apparentemente insignificanti, sia in ufficio che, se possibile, a casa. Chiedere aiuto per fare una fotocopia, un acquisto veloce o persino gestire una piccola ricerca online non ti rende meno capace, ma ti libera energia preziosa per le attività che richiedono la tua attenzione e il tuo focus completo. Ricorda, il tuo tempo è la risorsa più preziosa.

4. Pausa “Verde”: Anche se lavori in una grande città come Milano o Roma, cerca di ritagliarti una breve pausa in un’area verde, anche piccola. Un parco, un giardino pubblico o anche solo un viale alberato possono fare la differenza. Il contatto con la natura, anche minimo e per pochi minuti, ha un effetto comprovato sulla riduzione dello stress e sul miglioramento dell’umore. È come un piccolo reset per la mente e il corpo, un respiro profondo lontano dallo schermo.

5. Rifletti sui Tuoi Successi Quotidiani: Ogni sera, prima di addormentarti, prenditi un momento per pensare a tre piccole cose che sei riuscito a fare o a gestire bene durante la giornata. Non devono essere grandi conquiste, anche un piccolo traguardo conta. Questo sposta il focus dalle cose non fatte a quelle portate a termine, rafforzando la tua autostima, la percezione della tua efficacia e riducendo quell’ansia da prestazione che a volte ci assale, permettendoti un riposo più sereno.

Punti Chiave da Ricordare

Ricorda sempre che prenderti cura di te stesso non è un lusso, ma una necessità per la tua salute e la tua produttività. Impara ad ascoltare i segnali del tuo corpo e della tua mente, stabilisci confini chiari per proteggere il tuo tempo, non aver paura di delegare e investi costantemente nel tuo benessere fisico e mentale. Un professionista sereno è un professionista più efficace e, soprattutto, più felice.

Domande Frequenti (FAQ) 📖

D: Ma come faccio a capire se sono “solo” stanco o se sto scivolando verso il burnout? Quali sono i segnali a cui dovrei fare attenzione, specialmente nel nostro settore?

R: Ah, questa è una domanda che mi risuona nel profondo! Credimi, l’ho vissuto sulla mia pelle e non è sempre facile distinguere la stanchezza normale da quel muro invisibile che ti spinge verso il burnout.
La differenza fondamentale è è che la stanchezza passa con un buon weekend di riposo, magari una mini-vacanza. Il burnout, invece, è una sensazione di esaurimento cronico, che non ti abbandona mai, nemmeno dopo il sonno più profondo.
I campanelli d’allarme più classici, che ho imparato a riconoscere in me e nei colleghi, sono una profonda sensazione di cinismo verso il tuo lavoro – sì, proprio quel lavoro che un tempo amavi follemente!
Poi, noti una drastica riduzione della tua efficacia e della tua capacità di concentrazione; le email si accumulano, le scadenze sembrano un macigno insormontabile e ogni piccola attività richiede uno sforzo immane.
Iniziano anche a farsi sentire sintomi fisici: mal di testa persistenti, problemi di sonno, un senso generale di spossatezza che non ha una causa apparente.
E la cosa più subdola è che ti senti isolato, anche se sei circondato da un team. Se queste sensazioni non sono passeggere, ma ti accompagnano da settimane o mesi, allora sì, amico mio, è il momento di fermarsi e ascoltarsi.

D: Le scadenze sono sempre strette e i budget, diciamocelo, sono da fame! Come posso davvero gestire lo stress quotidiano in un contesto così… italiano e complicato, senza impazzire?

R: Caspita, hai centrato il punto! Viviamo in un settore dove la passione è tanta, ma le risorse spesso scarseggiano, e la sensazione è che si debba sempre “fare di più con meno”.
Non è un mistero che questo sia un terreno fertile per lo stress. La prima cosa che ho imparato, a costo di qualche errore, è che non puoi controllare tutto, ma puoi controllare come reagisci e come organizzi il tuo lavoro.
Inizia con la prioritizzazione: non tutto è urgente e importante allo stesso tempo, per quanto sembri. Dedica un momento, magari all’inizio della settimana, a capire cosa DEVE essere fatto e cosa può aspettare, o addirittura essere delegato.
Io mi trovo benissimo con un sistema di “blocchi di tempo”: riservo fasce orarie specifiche per le attività che richiedono massima concentrazione e, durante quelle ore, chiudo email e notifiche.
Sembra banale, ma fa miracoli! Un’altra dritta che mi ha salvato la vita è imparare a dire “no”, con garbo ma con fermezza. Non devi sentirti in colpa se non puoi accollarti l’ennesimo compito.
E non sottovalutare il potere di una pausa di cinque minuti: alzarsi dalla scrivania, fare due passi, prendere un caffè… questi piccoli gesti spezzano la tensione e ricaricano le batterie in modo sorprendente.
È un po’ come aggiustare la rotta di una barca in mezzo alla tempesta: non puoi fermare la tempesta, ma puoi navigare meglio.

D: La passione per l’arte e la cultura mi ha spinto qui, ma a volte mi sento così svuotato che quasi non la riconosco più. Come posso riaccendere quella scintilla e ritrovare la gioia nel mio lavoro?

R: Questa è forse la domanda più importante di tutte, perché la passione è il nostro motore! Ammetto che ci sono stati momenti in cui mi sentivo talmente esausta da chiedermi “Ma chi me l’ha fatto fare?”.
Ma poi ho imparato a guardare le cose da un’altra prospettiva. Il primo passo è riconnettersi con il “perché” hai iniziato. Ricordi quella mostra che ti ha emozionato?
Quel progetto che ha portato l’arte a un pubblico nuovo? A volte basta rileggere un vecchio articolo, guardare le foto di un evento riuscito o ricevere un feedback positivo da qualcuno che ha beneficiato del tuo lavoro.
Io tengo un piccolo “diario delle vittorie”, dove annoto anche le più piccole conquiste: un budget approvato, un fornitore affidabile trovato, un sorriso sul viso di un visitatore.
E non dimenticare di nutrire la tua anima al di fuori del lavoro! Vai a vedere una mostra, leggi un buon libro, passeggia nella natura. Quella che sembra una “perdita di tempo” è in realtà un investimento prezioso per ricaricare la tua creatività e la tua ispirazione.
Ricorda, siamo qui per far fiorire la cultura, ma per farlo dobbiamo prima fiorire noi stessi. La gioia non è un lusso, è una necessità per continuare a creare meraviglie!

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